
La vittoria di Obama raccontata in esclusiva per PanoraMI dal nostro corrispondente a New York Luca Gusella. Uno sguardo dall'interno che ci aiuta a meglio comprendere il contesto in cui si è celebrato il giorno di Obama.
E’ storia. Il democratico Barack Obama sara’ il 44mo presidente degli Stati Uniti, il primo presidente di colore della storia americana. Una conferma che e’ arrivata alle 11 di ieri sera, a poche ore dalla chiusura dei primi seggi, relativemente presto visto che nonstante gli incessanti sondaggi dessero Obama per favorito si temeva una correzione dovuta all’ “effetto Bradley”, ovvero che al momento del voto segreto, molti di quelli che dichiaravano la preferenza per il candidato di colore facessero marcia indietro e votassero invece per il candidato bianco, il repubblicano McCain. E invece l’effetto Bradley non si e’ verificato e Obama ha conquistato anche stati tradizionalmente repubblicani e conservatori come la Virginia e l’Indiana. Molte le circostanze che hanno favorito la piattaforma democratica e permesso questo storico risultato. La recente grave crisi economica dell’America e la crescente impopolarita’ della guerra in Iraq hanno certamente rappresentato ostacoli difficilmente sormotabili da McCain, che la campagna democratica ha strategicamente legato mani e piedi alla disastrosa amministrazione di George W. Bush. A queste si sono aggiunti errori nella compagine repubblicana in cui sono mancate la chiarezza e consistenza in un programma poco convincente che ha preferito appoggiarsi alle esperienze del passato piuttosto di indicare agli elettori progetti concreti per il futuro. Discutibile anche la scelta di Sara Palin come vicepresidente. Da un lato la Palin e’ riuscita certamente ad entusiasmare la frangia piu’ conservativa del partito repubblicano, la stessa che ha consolidato il successo di Bush. Allo stesso tempo, pero’, la possibilita’ di una vicepresidenza Palin per il piu’ anziano dei candidati presidenziali ad oggi ha indotto a riflettere repubblicani e non. Per molti degli indecisi (tra i quali molte donne) sono inoltre state determinanti l’inesperienza politica della Palin e la banalita’ delle sue argomentazioni al limite del ridicolo tanto che il comico e commentatore politico-satirico Bill Maher, con riferimento ai piu’ disastrosi uragani che periodicamente flagellano le coste americane, la defini’ un’ “imbecille di categoria 5”.
Sarebbe sbagliato comunque pensare che la vittoria di Obama risulti solo dall’inettitudine dei repubblicani che fino all’ultimo non hanno concesso tregua, spesso conducendo una campagna “sporca” usando contro Obama tattiche volte a svilirne il carattere piuttosto che i contenuti politici. Piu’ controllata la campagna democratica che non ha avuto intoppi. Obama ha condotto una campagna elettorale nuova, snella, straordinariamente organizzata, capace di mobilizzare gli elettori con efficienza senza precedenti. In tutte le campagne elettorali i media occupano spazi sempre piu’ grandi. Ma l’uso di internet massivo ed esperto e’ riuscito non solo a raggiungere milioni di elettori, molti dei quali giovani che hanno votato in numero da record, aggiornando in tempo reale tutti i momenti della campagna elettorale. Cio’ ha permesso di ribattere, chiarire e contenere gli attachi dei repubblicani che tentavano di associare il programma di Obama a personaggi discutibili per le loro posizioni infiammatorie come il pastore Jeremiah Wrigh e l’attivista radicale William Ayers, o direttamente volti a minare l’integrita’ del democratico accusato di aver ricevuto finanziamenti dall’imprenditore di Chicago Tony Rezko condannato poi per frode e corruzione (fondi che vennero poi devoluti in beneficienza).
Mentre la linea repubblicana continuava ad attaccare il personaggio Obama senza promuovere proposte veramente concrete e convincenti, i democratici hanno puntato di piu’ su un’ estesa lista programatica che veniva costantemente aggiornata e sviluppata sul sito del loro candidato presidenziale a seconda delle svolte e dei momenti politici.
Ma anche tutto cio’ non sarebbe servito se Barack Obama non fosse stato capace di convincere la maggioranza degli elettori grazie ad una enorme determinazione associata a grande intelligenza, e soprattuto grande visione per un paese che si trova nell’isolita posizione di provare incertezza per il futuro, un mondo che cambia troppo rapidamente dove l’America ha visto declinare la propria leadership. Con un’arte affinata da oltre venti mesi di estenuante campagna elettorale, Obama ha dato alcuni dei piu’ trascinanti discorsi delle ultime campagne presidenziali. Non s’e’ smentito ieri sera quando e’ finalmente salito sul podio di fronte ad oltre centomila persone affluite a Grant Park in Chicago a attendere il risultato delle elezioni. Con il caratteristico sorriso luminoso ma come sempre posato Obama ha annuciato l’arrivo del cambiamento con una “vittoria che, non dimentichero’ mai, vi appartiene”. Ripercorrendo alcuni grandi momenti storici con cui l’America si e’ con successo confrontata in passato, ha esortato gli americani alla stessa determinazione e rinnovato vigore nel essere protagonisti del proprio destino. Un discorso in cui, piu’ che nei precedenti, il messaggio principale e’ la necessita’ di funzionare e lavorare come un paese unito e super partes. Facendo appello non solo ai suoi sostenitori ma aprendo a chi gli ha preferito McCain, Obama ha sottolineato come sia importante che il cambiamento venga dal basso, in risposta alla voce degli americani piuttosto che imposto da Washington. Discorso breve ma come sempre ispirato dal buon senso e dalla necessita’ di ridisegnare una politica interna ed estera fallimentare. Commosso, forse anche lui sovraffatto dall’eccezionalita’ del momento storico, Obama ha ringraziato il vicepesidente Joe Biden ed infine abbracciato la moglie Michelle, donna che per intelligenza e carattere molto ricorda Hillary Clinton.
In uno stile caratteristico dell’organizzazione Obama, i preparativi per la transizione alla casa Bianca sono gia’ iniziati. Oggi e’ stata data la notizia che il capo di gabinetto della futura amministrazione Obama sara’ Rahm Emanuel, un democratico dell Illinois considerato un insider di Washington. L’esperienza di Emanuel potrebbe essere fondamentale per il nuovo presidente nel gestire la complessita’ dei rapporti per intrecciare consensi bilaterali in un senato che pur essendo a maggioranza democratica non grantisce vita facile al presidente. In questo, potrebbe risultare importante il ruolo di McCain, che nel discorso con cui concedeva la vittoria ad Obama, sembrava aver ritrovato il suo stile piu’ sobrio ed indipendente
Quattro anni fa, il giorno dopo che Bush venne rieletto presidente, per le strade di New York, una citta’ tradizionalmente e irriducibilmente democratica, c’era un’aria mogia, una desolazione quasi palpabile. Volti increduli sembravano ponderare come il paese potesse aver riconfermato uno dei presidenti piu incapaci della storia americana. Oggi ci sono sorrisi e molti sembrano pervasi da un sentimento di euforica aspettativa. Forse si celebra la fine di un periodo difficile, forse si cova finalmente la speranza che qualcosa potra’ cambiare e che il tempo per ricostruire e’ arrivato. Le condizioni economiche del paese, il ruolo dell’America nel mondo, la sicurezza interna rimangono in generale i maggiori problemi del paese la cui risoluzione non puo’ essere slegata dal ricucimento del tessuto sociale americano che rimane frastagliato. Esistono americhe a diverse velocita’ sia culturalmente che socialmente. Nonostante questa storica elezione, il razzismo non e’ scomparso. Troppi nel paese piu’ ricco del mondo vivono in condizioni economiche precarie dove anche il diritto all’assistenza sanitaria e all’educazione, dati per scontati in qualsiasi altro pease sviluppato, non sono garantiti.
Tanto e’ in gioco. Ambiziose le promesse nel programma Obama. Meno flessibile la realta’ delle cose. E’ forte la speranza che si risveglino quello spirito americano piu’ sano, quello che come disse Bill Clinton “crede nella forza dell’esempio piuttosto che nell’esempio della forza”, quella consapevolezza che l’ America e’ sempre stata all’altezza delle grandi sfide da cui e’ sempre riemersa piu forte.
Presidente Obama, il mondo ti guarda.
Come sostenitore di Obama, ho puntualmente ricevuto emails con ragguagli sui nuovi sviluppi della campagna elettorale oltre naturalmente ad inviti per ulteriori donazioni. Ieri sera ho finalmente ricevuto la piu gradita comunicazione:
Sarebbe sbagliato comunque pensare che la vittoria di Obama risulti solo dall’inettitudine dei repubblicani che fino all’ultimo non hanno concesso tregua, spesso conducendo una campagna “sporca” usando contro Obama tattiche volte a svilirne il carattere piuttosto che i contenuti politici. Piu’ controllata la campagna democratica che non ha avuto intoppi. Obama ha condotto una campagna elettorale nuova, snella, straordinariamente organizzata, capace di mobilizzare gli elettori con efficienza senza precedenti. In tutte le campagne elettorali i media occupano spazi sempre piu’ grandi. Ma l’uso di internet massivo ed esperto e’ riuscito non solo a raggiungere milioni di elettori, molti dei quali giovani che hanno votato in numero da record, aggiornando in tempo reale tutti i momenti della campagna elettorale. Cio’ ha permesso di ribattere, chiarire e contenere gli attachi dei repubblicani che tentavano di associare il programma di Obama a personaggi discutibili per le loro posizioni infiammatorie come il pastore Jeremiah Wrigh e l’attivista radicale William Ayers, o direttamente volti a minare l’integrita’ del democratico accusato di aver ricevuto finanziamenti dall’imprenditore di Chicago Tony Rezko condannato poi per frode e corruzione (fondi che vennero poi devoluti in beneficienza).
Mentre la linea repubblicana continuava ad attaccare il personaggio Obama senza promuovere proposte veramente concrete e convincenti, i democratici hanno puntato di piu’ su un’ estesa lista programatica che veniva costantemente aggiornata e sviluppata sul sito del loro candidato presidenziale a seconda delle svolte e dei momenti politici.
Ma anche tutto cio’ non sarebbe servito se Barack Obama non fosse stato capace di convincere la maggioranza degli elettori grazie ad una enorme determinazione associata a grande intelligenza, e soprattuto grande visione per un paese che si trova nell’isolita posizione di provare incertezza per il futuro, un mondo che cambia troppo rapidamente dove l’America ha visto declinare la propria leadership. Con un’arte affinata da oltre venti mesi di estenuante campagna elettorale, Obama ha dato alcuni dei piu’ trascinanti discorsi delle ultime campagne presidenziali. Non s’e’ smentito ieri sera quando e’ finalmente salito sul podio di fronte ad oltre centomila persone affluite a Grant Park in Chicago a attendere il risultato delle elezioni. Con il caratteristico sorriso luminoso ma come sempre posato Obama ha annuciato l’arrivo del cambiamento con una “vittoria che, non dimentichero’ mai, vi appartiene”. Ripercorrendo alcuni grandi momenti storici con cui l’America si e’ con successo confrontata in passato, ha esortato gli americani alla stessa determinazione e rinnovato vigore nel essere protagonisti del proprio destino. Un discorso in cui, piu’ che nei precedenti, il messaggio principale e’ la necessita’ di funzionare e lavorare come un paese unito e super partes. Facendo appello non solo ai suoi sostenitori ma aprendo a chi gli ha preferito McCain, Obama ha sottolineato come sia importante che il cambiamento venga dal basso, in risposta alla voce degli americani piuttosto che imposto da Washington. Discorso breve ma come sempre ispirato dal buon senso e dalla necessita’ di ridisegnare una politica interna ed estera fallimentare. Commosso, forse anche lui sovraffatto dall’eccezionalita’ del momento storico, Obama ha ringraziato il vicepesidente Joe Biden ed infine abbracciato la moglie Michelle, donna che per intelligenza e carattere molto ricorda Hillary Clinton.
In uno stile caratteristico dell’organizzazione Obama, i preparativi per la transizione alla casa Bianca sono gia’ iniziati. Oggi e’ stata data la notizia che il capo di gabinetto della futura amministrazione Obama sara’ Rahm Emanuel, un democratico dell Illinois considerato un insider di Washington. L’esperienza di Emanuel potrebbe essere fondamentale per il nuovo presidente nel gestire la complessita’ dei rapporti per intrecciare consensi bilaterali in un senato che pur essendo a maggioranza democratica non grantisce vita facile al presidente. In questo, potrebbe risultare importante il ruolo di McCain, che nel discorso con cui concedeva la vittoria ad Obama, sembrava aver ritrovato il suo stile piu’ sobrio ed indipendente
Quattro anni fa, il giorno dopo che Bush venne rieletto presidente, per le strade di New York, una citta’ tradizionalmente e irriducibilmente democratica, c’era un’aria mogia, una desolazione quasi palpabile. Volti increduli sembravano ponderare come il paese potesse aver riconfermato uno dei presidenti piu incapaci della storia americana. Oggi ci sono sorrisi e molti sembrano pervasi da un sentimento di euforica aspettativa. Forse si celebra la fine di un periodo difficile, forse si cova finalmente la speranza che qualcosa potra’ cambiare e che il tempo per ricostruire e’ arrivato. Le condizioni economiche del paese, il ruolo dell’America nel mondo, la sicurezza interna rimangono in generale i maggiori problemi del paese la cui risoluzione non puo’ essere slegata dal ricucimento del tessuto sociale americano che rimane frastagliato. Esistono americhe a diverse velocita’ sia culturalmente che socialmente. Nonostante questa storica elezione, il razzismo non e’ scomparso. Troppi nel paese piu’ ricco del mondo vivono in condizioni economiche precarie dove anche il diritto all’assistenza sanitaria e all’educazione, dati per scontati in qualsiasi altro pease sviluppato, non sono garantiti.
Tanto e’ in gioco. Ambiziose le promesse nel programma Obama. Meno flessibile la realta’ delle cose. E’ forte la speranza che si risveglino quello spirito americano piu’ sano, quello che come disse Bill Clinton “crede nella forza dell’esempio piuttosto che nell’esempio della forza”, quella consapevolezza che l’ America e’ sempre stata all’altezza delle grandi sfide da cui e’ sempre riemersa piu forte.
Presidente Obama, il mondo ti guarda.
Come sostenitore di Obama, ho puntualmente ricevuto emails con ragguagli sui nuovi sviluppi della campagna elettorale oltre naturalmente ad inviti per ulteriori donazioni. Ieri sera ho finalmente ricevuto la piu gradita comunicazione:
Luca -- I'm about to head to Grant Park to talk to everyone gathered there, but I wanted to write to you first. We just made history. And I don't want you to forget how we did it. You made history every single day during this campaign -- every day you knocked on doors, made a donation, or talked to your family, friends, and neighbors about why you believe it's time for change. I want to thank all of you who gave your time, talent, and passion to this campaign. We have a lot of work to do to get our country back on track, and I'll be in touch soon about what comes next. But I want to be very clear about one thing... All of this happened because of you. Thank you, Barack








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