lunedì 24 novembre 2008

Ricordando Freddie


Diciassette anni fa si spense la luce. Oggi milioni di fans in tutto il mondo possono dire di averla tenuta accesa. Era il 23 novembre 1991 quando, in serata, si sparse la sconvolgente notizia, data dal diretto interessato, secondo la quale Freddie Mercury, storico leader dei Queen, era affetto da A.I.D.S. e stava vivendo serenamente gli ultimi giorni della propria vita. Solo ventiquattro ore dopo venne annunciato il decesso. La mia generazione era all’inizio dell’adolescenza quando, come l’uno-due fulminante di un peso massimo, il mondo della musica, la storia della musica, ricevette un colpo da K.O. Farrok Bulsara, questo il vero nome di Mercury, rappresentava al meglio l’elite di tutti coloro che potrebbero dire frasi come “Io ho fatto la storia della musica"

Incredibile vedere come tanta gente si sia innamorata dei Queen soltanto dopo il decesso di Mercury, ma d’altra parte la prematura scomparsa ha aiutato a portare alla luce del materiale rimasto ai più sconosciuto, ha aiutato a far conoscere brani che all’epoca erano considerati di “nicchia”, composti decenni prima e che non avevano lasciato strascichi commerciali massicci come una “Radio Ga-Ga” o una “We are the champions”. Errore? Ignoranza? Non lo sappiamo, molti di noi pensano che la musica sia uno stile di vita piuttosto soggettivo, c’è anche chi considera i Queen musicisti di poco conto, a ragione o a torto, ma sono giudizi personali, e pertanto poco sindacabili. Di certo la morte di Freddie Mercury ha dato luogo, oltre ad importanti risvolti nel mondo musicale, ad operazioni commerciali di sicuro successo, conseguenze ovvie se consideriamo la portata del personaggio. Grazie a lui si è però sviluppata una maggiore attenzione dei mass-media ai problemi legati all’A.I.D.S. che certo già esisteva e già faceva notizia, ma ora assumeva una caratura planetaria. Tanti oggi ricorderanno Freddie Mercury per le sue opere, per il suo essere schietto, per il suo dire sempre ciò che pensava a costo di essere impopolare, per essere stato per due decenni un trascinatore di folle, per essere stato un musicista geniale dotato di un talento a tratti fuori dalla logica umana. Io voglio ricordare Freddie per l’eredità che ci ha lasciato, per la nuova consapevolezza, per aver spostato l’attenzione del mondo non soltanto verso la perdita di un “cantastorie”, ma verso la perdita di un essere umano come tanti afflitto dal male del secolo.


Ivan Montani

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