
Il "360° Tour" è appena alla sua seconda tappa, un'estemporaneità per gli U2 che, solitamente, toccano il nostro paese, da sempre legato alla band irlandese quasi fosse di casa nostra, nella seconda parte. Uno spettacolo fantasmagorico, si è detto e letto molto su quell'infernale aggeggio chiamato "The Claw" (la mascella, proprio per la forma), il gigantesco palco posto al centro dello stadio ospitante che dovrebbe, così, permettere a chiunque, in qualsivoglia posizione, di godere appieno dello spettacolo, sicuramente entrare allo stadio e trovarsi davanti questa incredibile struttura architettonica è veramente tutt'altra cosa, tutte le fotografie scattate durante i collaudi dell'impianto e le varie prove tecniche non rendono giustizia alcuna a quella che, francamente, è un'opera dalle proporzioni quasi epiche, la cui altezza, punta inclusa, crediamo superi la copertura superiore del Meazza, non abbiamo i dati tecnici e le misure a supporto di questa affermazione, vero è che chi avrà la fortuna di vederla dal vivo rimarrà a bocca spalancata. A conti fatti i possessori del biglietto di terzo anello avrebbero da ridire a questa affermazione, ma, si sa, i posti estremi, quelli che un termine gergale ha ribattezzato "di Piccionaia" sono, da sempre, i più penalizzati. Il mastodontico gazebo "The Claw" ospita due livelli di palcoscenico sui quali la band può esibirsi, il più basso è una passerella che può essere raggiunta con l'ausilio di due ponticelli posti a latere del palco centrale, palco strutturato in modo tale che, in diversi momenti dello show, pressoché tutti gli spettatori hanno la possibilità di guardare la band negli occhi. Inoltre uno schermo a tuttotondo, davvero imponente nelle dimensioni e nella funzionalità, basti pensare che è in grado di scomporsi in parti più piccole, in una sorta di sviluppo verticale, durante lo svolgimento del concerto, riprende le immagini dei musicisti in azione, del pubblico, e proietta i filmati confezionati per le varie canzoni. Così, alle 21 in punto, "Space Oddity" di David Bowie accompagna sul palco Larry Mullen Jr, che scalda il pubblico con un piccolo assolo di batteria, accogliendo i compari The Edge, Adam Clayton e, ultimo ma non meno importante, Bono sul palco. E' "Breathe", grintoso solco tratto dall'ultimo, ottimo, album "No line on the Horizon" ad aprire le danze, seguita da altri tre brani targati 2009, nella fattispecie la title track "No line on the Horizon", e i primi due singoli "Get on your boots" (soprattutto questo brano guadagna una quantità infinita di consensi nell'esecuzione live in comparazione all'arricciarsi delle labbra quando la si ascolta da studio) e "Magnificent". Si continua con un po' di vintage, vengono proposte "Beatiful Day", "I still haven't found what I'm looking for", "Stand by me" di Ben E. King, "Angel of Harlem" dedicata al recentemente scomparso Michael Jackson ed arricchita da estratti di due celebri brani del Re del Pop "Man in the mirror" e "Don't stop 'till you get enough". C'è spazio anche per gli affari di famiglia quando Bono chiama sul palco la figlia Eve, che ieri compiva gli anni, facendo cantare al pubblico il più classico degli "Happy Birthday to you" da tutto il pubblico di San Siro e dedicandole l'altrettanto classicissima "Trash, trampoline and the Party Girl", l'adolescente ringrazia offrendo al padre ed agli zii putativi un sorso di champagne. Con "Unknown Caller", quasi certamente il miglior brano del nuovo album, nonché una delle più grandi canzoni partorite da Bono e soci, il concerto entra in una nuova dimensione, le sembianze del palco iniziano a cambiare ed il tutto diventa più interattivo, una delizia per l'occhio oltre che per l'apparato uditivo, con quest'ultimo che raggiunge il climax ideale pochi minuti dopo ai primi tocchi delle note della storica "The Unforgettable Fire", brano che non veniva eseguito dal vivo da quasi due decenni e che manda letteralmente in visibilio il pubblico milanese, che può poi gustarsi due estratti da "How to dismantle an atomic bomb", stiamo parlando di "City of Blinding lights", brano che ha tutte le carte in regola per diventare un classico, e "Vertigo". Un estemporaneo, ma alquanto piacevole, intermezzo dance sulle note del brano meno riuscito del nuovo album "I'll go crazy if I don't go crazy tonight", che, invero, in versione remix diventa quasi piacevole da ascoltare, ci accompagna all'inno alla pace "Sunday bloody Sunday", all'epica "Pride (In the name of Love)" e a i due brani dedicati ad Aung San Suu Kyi, vale a dire "MLK" e "Walk on". Un breve video, il palco che assume il classico colore rosso...il tutto da intro per quello che è, da ventidue anni a questa parte, l'apice di un'esibizione live degli U2, e stiamo evidentemente parlando dell'esecuzione di "Where the streets have no name", lo stadio canta all'unisono, a squarciagola, parola per parola, il brano apripista di "The Joshua Tree", che è seguito dall'altrettanto storica "One", curiosamente il primo brano tratto da "Achtung Baby" eseguito durante questa serata. Ad anticiparne lo svolgimento un Bono visibilmente indispettito contesta apertamente alcune promesse non mantenute dal nostro premier Silvio Berlusconi in merito alla cancellazione del debito dei paesi Africani, dedicando poi la stessa "One" al capo del governo italiano, chiedendogli pubblicamente di usare con coscienza i giorni del G8 di L'Aquila. E' il momento degli encores, che partono con "Ultra Violet (Light my way)", anch'esso gradita sorpresa nella setlist meneghina, proseguono con una travolgente versione di "With or without you", e terminano, così come il concerto, con "Moment of surrender", ballad, per la verità, piuttosto compassata, a nostro avviso inadatta per la chiusura di un così imponente show. Si conclude così la prima serata in compagnia degli U2, stasera si replica, sempre a San Siro, poi il tour europeo proseguirà per tutta l'estate. Storicamente la prima parte dei concerti sono una fase di sperimentazione per gli U2, sperimentazione nella scaletta, negli effetti, luci, arrangiamenti...non diciamo certo un'eresia se consideriamo questo show ancora in cantiere, incompiuto, con un finale che lascia un po' l'amaro in bocca. Una cosa si è dimostrata assolutamente veritiera e consolidata con il passare degli anni: la passione, passione che il nostro popolo ha per questa band, ormai adottata da noi italiani. Da sempre l'Italia regala serate memorabili a questi quattro "ragazzi" irlandesi, ed il connubio non ha lasciato spazio a tradimenti nemmeno stavolta.
Arrivederci U2, a presto speriamo, ci attendono nuovi ricordi da costruire per le generazioni future.
Arrivederci U2, a presto speriamo, ci attendono nuovi ricordi da costruire per le generazioni future.
Ivan Montani








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